LUIGI LILIO - LA STORIA

Martedì, 4 Ottobre, 1582

Nell'A.D. 1267 un frate inglese di nome Ruggero Bacone (A.D. 1222-1292), inviò a Papa Clemente IV, il suo trattato dal titolo Opus Maius.
Nel testo Bacone esponeva le sue teorie e informava il Pontefice che l’anno del calendario risultava più lungo rispetto all’anno solare di circa la 130-esima parte di un giorno.
Aggiunse anche che, a partire dal concilio di Nicea, quest’errore aveva spostato all'indietro l’equinozio di primavera di ben 9 giorni e che dunque la Pasqua veniva celebrata nel giorno sbagliato.
Ci sono ignote le reazioni del Papa anche perché questi morì, improvvisamente, nel novembre dell'A.D. 1268.
Da quel momento le teorie di Bacone furono dichiarate eretiche e lui stesso venne perseguito e imprigionato.
Quando nell'A.D. 1348 si abbattè la peste che sterminò in due anni un terzo di tutti gli europei, ovvero circa 30 milioni di persone, gli orologi meccanici con pesi e lancette, già inventati attorno all'A.D. 1320, ora cominciarono a diffondersi.
I vistosi errori del calendario così divenivano noti a un maggior numero di persone e la Chiesa si convinse che era ormai necessario porvi rimedio.
Se ne occupò Papa Giovanni XXIII (A.D. 1350-1420), se ne parlò al concilio di Basilea (Svizzera) nell'A.D. 1436 e, nel Quinto Concilio Laterano a Roma dell'A.D. 1512, se ne occupò anche Papa Leone X (A.D. 1450-1533), ma non si giunse ad una valida soluzione.
Nell'A.D. 1543 fu pubblicato un libro importantissimo, il De Revolutionibus di Niccolò Copernico (A.D. 1473-1543).
Copernico lavorò alla sua opera per trent’anni.
Fu riluttante a pubblicarla, ben sapendo che la sua teoria eliocentrica non sarebbe stata accolta favorevolmente dopo che per millenni il genere umano aveva ritenuto la Terra il centro dell’universo.
Compì i suoi calcoli basandosi in parte sulle proprie osservazioni e in parte su quelle fatte, nel corso dei secoli, dagli astronomi greci ed arabi.
Riuscì a ottenere misure, notevolmente accurate, sia dell’anno tropico che dell’anno siderale.
Queste misurazioni di Copernico (e non la sua teoria), insieme ad altre carte astronomiche dell’epoca, furono usate per trovare l’elegante soluzione per la sistemazione del calendario, promulgata il 24° giorno di febbraio dell'A.D. 1582, con la bolla papale firmata dall’ottantenne Papa Gregorio XIII.
La riforma di Gregorio giunse dopo che egli ebbe nominato un’apposita commissione, presieduta dal matematico bavarese Christopher Clavius e grazie ad un medico italiano, Luigi Lilio, che effettivamente elaborò la soluzione.
Luigi Lilio (A.D. 1510-1576) nacque a Cirò, in Calabria. Studiò medicina e astronomia, e morì prima che la sua riforma venisse accettata.
Il gesuita Christopher Clavius (A.D. 1538-1612) fu l’uomo che difese le idee di Lilio. Fu devoto difensore dell’ipotesi tolemaica dell’universo ma lavorò duramente per difendere e illustrare la riforma rendendo possibile la sua diffusione, oltre il ristretto gruppo di paesi che, sin dall’inizio, la adottarono.
Il documento più importante dell’intero processo di riforma fu un manoscritto, scomparso senza lasciare traccia, di Luigi Lilio. Ci resta, però, un breve opuscolo pubblicato dalla commissione intitolato Compendium novae rationis restituendi kalendarium, ovvero una sintesi della soluzione di Lilio.
Fino ad allora tutti gli studiosi, Copernico incluso, erano erroneamente convinti che le diverse misurazioni ottenute nei secoli dell’anno tropico, fossero da imputarsi al fatto che quest’ultimo è variabile.
Lilio propose, pertanto, di servirsi di una valutazione media delle misurazioni dell’anno tropico e di basarsi sulle Tavole Alfonsine che, originariamente scritte nell'A.D. 1252 e aggiornate nel corso degli anni, includevano anche la misurazione di Copernico.
Il valore medio delle misurazioni dell'anno tropico, chiamato anno alfonsino, che così si calcolò, risultò più corto rispetto all'anno giuliano della 134-esima parte di un giorno.
Tale valore medio divenne l’anno vero da impiegare per colmare la differenza che esisteva con l’anno del calendario giuliano lungo, come è noto, 365 giorni e 1/4.
Dato che l'anno alfonsino è più corto, rispetto all'anno giuliano, della 134-esima parte di un giorno, ciò equivale a un giorno perduto ogni 134 anni giuliani.
Lilio approssimò il risultato di 134 moltiplicato 3, ovvero 402, a 400. E concluse che, il calendario giuliano, perdeva 3 giorni ogni 400 anni.
Quello che dunque si fece, fu, semplicemente, di lasciare immutato il calendario giuliano, là dove Cesare stabilì che, ad un ciclo di tre anni di 365 giorni, doveva seguire un anno bisestile di 366 giorni. Tranne ad imporre anche di eliminare 3 giorni ogni 400 anni, che si decise di togliere agli anni centenari non divisibili per 400.
Così: l'A.D. 1600 fu bisestile, mentre gli A.D. 1700, 1800 e 1900 no. L'A.D. 2000 è stato nuovamente bisestile, non lo saranno gli A.D. 2100, 2200 e 2300, ma l'A.D. 2400 si, e così via.
Questo sistema, basato su tavole con misure imprecise dell’anno tropico, e ottenuto attraverso una discutibile approssimazione, si è rivelato, malgrado ciò, notevolmente accurato. Infatti, si perde 1 giorno, solo ogni 3.200 anni.
Infatti, se si fanno i conti e si tiene conto del fatto che, solo ogni 400 anni, il numero di giorni è sempre lo stesso, viene fuori il cosiddetto anno calendaristico, di soli 27 secondi maggiore, dell’anno tropico relativo all’era in corso e a cui corrisponde, appunto, 1 giorno perso solo ogni 3200 anni.
Per recuperare, poi, i giorni perduti a causa dello spostamento del calendario giuliano e riportare l’equinozio di primavera all’epoca di Nicea, Lilio suggerì di cancellare 10 giorni, tutti in una volta.
Ma, affinché si potesse celebrare la Pasqua nel giorno da determinarsi secondo le modalità stabilite a Nicea, occorreva non solo riportare al suo posto l’equinozio di primavera ma anche accordare meglio l’anno solare con l’anno lunare.
Fino ai giorni della riforma, si impiegò un ciclo di 19 anni che, però, aveva ormai accumulato un errore pari a 4 giorni.
Per porvi rimedio Lilio propose una sua soluzione, anch’essa puntualmente accolta.
La riforma fu dunque approvata, e così avvenne che, il giorno successivo al 4° giorno di ottobre dell'A.D. 1582 fu il 15° giorno di ottobre dell'A.D. 1582,con 10 giorni persi per sempre.


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