Zu Lorenzu - vino Cirò DOC

Martedì, 3 Marzo, 2015

Zu Lorenzu è il nuovo prodotto della Vinicola Zito dedicato agli agricoltori e alla loro storia, quella del vino più antico del Mondo:
 
“Cirò sorge su un monte, completamente scoperto, e dista poco più di tre miglia, in linea retta dal mare ionio. L’occhio di chi guarda dall’abitato si spazia in un vasto panorama. All’oriente si dominano le verdeggianti pianure e il cerchio ceruleo del mare, oltre Crotone da un lato, e fino quasi al golfo di Taranto, dall’altro. All’ occidente il panorama è più variato e si completano le silvestri montagne della Sila. Ha la configurazione di una “Y” greca, per la quale si denominò Ipsocron, la cui fonetica, attraverso i secoli, italianizzò la pronuncia e successivamente questa voce venne proferita come Ipsicrò, Piscrò, Zirò, Cirre, Cire ed oggi Cirò.
È stato ipotizzato che la coltivazione delle vite nell’agro cirotano risalga a tempi remotissimi precedenti alla più antica immigrazione greca e che il Cirò sia addirittura il vino più antico della terra. Questa affermazione sono sostenute da ritrovamenti di vasi indigeni, quali crateri, oinochoe, skyphos e pithoi, portati alla luce dagli archeologi. Quando arrivarono i greci per fondare l’antica Chrimisa, l’uso del vino presso gli abitanti del luogo era già conosciuto; i nuovi colonizzatori si limitarono a sviluppare ulteriormente la diffusione delle vite e a introdurre il culto di Dionisio, il Dio del vino testimoniato dalle tavole di Eraclea del 300 a.C. che contenevano norme relative all’affido di due vigneti nelle zone del Chrimisa. Nei primi del ‘400 nel mercato di Firenze il Cirò era il vino più costoso ed apprezzato mentre nel ‘5oo si ha notizia di una spedizione a Napoli.
Cirò è terra di vino e di cultura . In età bizantina nasce San Nicodemo, il Santo Basiliano che abbandonò la casa natale ubicata nell’estremità del rione Portello per indossare il Santo nero Basiliano. S. Nicodemo abbandonò il chiostro per vivere da eremita sulle montagne di Mammola.
Nel XVI secolo Cirò era un ricco feudo in cui nacquero, umanisti, monaci dotti e uomini di scienza.
A Luigi Lilio, nato a Cirò nel 1510, dobbiamo una svolta nella storia del computo del tempo, quella legata all’introduzione del calendario gregoriano, che dal 1582 in poi cambiò radicalmente il nostro modo di scandire il giorni, mesi e anni. Il calendario di Lilio è quello che ancora oggi adoperiamo dopo circa mezzo millennio. Lilio ebbe il merito di essere giunto alla soluzione di un problema, quello del calendario che sembrava irrisolvibile e che per molti secoli aveva tenuto occupati insigni astronomi e studiosi come Copernico senza riuscire a venirne a capo."


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